L’analisi di Tutti contro Ermenegildo rivela un sistema comico coerente. L’umorismo di Peio si fonda soprattutto su personaggi governati da un’ossessione o da un difetto stabile; sulla distanza ironica fra l’immagine che i personaggi hanno di sé e la realtà; sull’attenzione che rivolgono sistematicamente alla cosa sbagliata; su deformazione linguistica e idioletti; sulla progressiva escalation dall’assurdo credibile alla farsa scatenata; e sulla sovrapposizione di più meccanismi nella stessa scena.
Stile dei personaggi
La comicità di Tutti contro Ermenegildo non nasce principalmente dalla singola battuta, ma dalla prevedibilità comica dei personaggi. Il lettore sa che Bubi guarderà alla realtà come a una riserva di possibili progetti grandiosi, che Bosbi ripeterà l’ultima parte della frase o della parola dell’interlocutore e che Stefano interpreterà a modo suo le diverse situazioni in cui si troverà coinvolto.
Gilles, invece, ricondurrà tutto a moda, profumi, drink raffinati e classismo reazionario, che mal si concilierà peraltro con le sue frequentazioni. Mara sarà sempre sanguigna e financo violenta, pur se sotto la corazza scopriremo del tenero, e Taddeo applicherà l’habitus del ricercatore a qualsiasi ambito dell’esistenza.
La combinazione caratteristica di TcE
La formula comica prevalente di Peio può essere riassunta così:
Personaggio + Ironia → Iperbole → Farsa
Il personaggio parte da una convinzione assurda ma coerente con sé stesso; il contrasto fra ciò che crede e ciò che vediamo produce ironia; la situazione viene amplificata; infine degenera in azione sfrenata.
A livello verbale, invece, la combinazione più frequente è:
Gioco di parole + Richiamo culturale + Focus inappropriato
Il Focus inappropriato, ciò che Scott Dikkers chiama Misplaced Focus, è l’attenzione mal riposta o, per meglio dire, posta sul dettaglio sbagliato. La sua presenza in Tutti contro Ermenegildo è molto forte, ma per fare degli esempi efficaci dovrei rivelare troppo della storia, privando il futuro lettore del piacere della sorpresa.
In conclusione, come direbbe Stefano: “Lasciatevi sorprendere però, quelli lì!”

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