Aaron Schimberg è un regista e sceneggiatore statunitense, autore di Go Down Death (2013) e Chained for Life (2018). Nato con una labiopalatoschisi, ha posto al centro del proprio cinema la diversità del volto, lo sguardo degli altri e la rappresentazione della disabilità.
Oswald è interpretato dal britannico Adam Pearson, attore, presentatore e attivista che convive con la neurofibromatosi di tipo 1. Dopo l’esordio in Under the Skin di Jonathan Glazer, Pearson aveva già lavorato con Schimberg in Chained for Life.
La trama di A Different Man
Edward (Sebastian Stan), attore affetto da neurofibromatosi, si sottopone a una cura sperimentale che gli trasforma il volto e comincia una nuova vita con il nome di Guy. Quando Ingrid (Renate Reinsve), la sua ex vicina, porta in scena un testo ispirato a lui, Edward cerca di interpretare se stesso, finché l’arrivo del disinvolto Oswald (Adam Pearson) rimette nuovamente in discussione la sua esistenza.
Oswald
La particolarità di Oswald è l’essere lui stesso affetto da neurofibromatosi, di avere dunque un volto “mostruoso” come quello che aveva Edward prima della cura, ma di comportarsi ed essere percepito come una persona non solo normale, ma pure brillante e carismatica.
Questo manda ai matti Edward, che durante tutta la vita aveva attribuito la causa di tutti i suoi mali – la mancanza di amici, di donne, di soddisfazioni professionali – alla propria deformità e non alla povertà di spirito e di talento.
SPOILER
Oswald si presenta come uomo persona disinteressato e amichevole, ma è narcisista e malizioso. Prima si presenta come spettatore curioso, poi socializza con tutti, interviene sul testo, dà suggerimenti a Ingrid, regista e, al tempo, donna di Edward, dimostra di conoscere già le battute e infine accetta la parte. Di fatto, ruba a Edward la parte e la donna.
Povera umanità
SPOILER
Smarrito il senno, Edward tenta di uccidere (o uccide? questo nel film non è chiaro) un fisioterapista e viene condannato a molti anni di carcere. Qualche anno dopo esserne uscito, si imbatte in Oswald e Ingrid, che gli confidano di essere in procinto di partire per il Canada, dove si uniranno a una comunità di persone guidate da una guru new age e passeranno il tempo assumendo LSD e dedicandosi al sesso promiscuo.
Ecco allora nell’ultima scena la profonda ironia che destabilizza la contrapposizione binaria tra bene e male che ci era sembrato di cogliere: laddove Edward ha cercato di trasformarsi cambiando faccia, Oswald e Ingrid, ormai anziani, cercano a loro volta di trasformarsi cambiando completamente vita. Tutti e tre credono, in momenti diversi, che basti passare a un’altra identità per essere davvero liberi.
Il finale colloca invece anche Oswald e Ingrid nella dimensione del ‘ridicolo’ che ci sembrava territorio esclusivo di Edward, mostrando che la loro vitalità incontenibile può facilmente degenerare in credulità e fuga dalla realtà. Non esiste trasformazione esteriore capace di liberarci dalla nostra cecità interiore; e nessuno, nemmeno chi sembra perfettamente risolto, è immune dall’autoinganno.

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