Arrivati al ristorante, fummo subito indirizzati alla sala più grande, riservata ai gruppi. Grupponi da decine di persone: gite aziendali, comitive di turisti, cene di neopensionati. Tecnicamente, anche noi eravamo un gruppo: dieci persone, di cui al momento solo sette presenti. Un gruppetto. La signora ci chiese quando sarebbero arrivati «gli altri» e lanciò uno sguardo di disapprovazione quando apprese il numero massimo di commensali attesi al nostro tavolo sovradimensionato.
Tornava ogni dieci minuti per chiedere se «eravamo pronti». Ogni volta le rispondevamo che no, non lo eravamo. Avremmo aspettato che gli amici in ritardo si unissero a noi prima di ordinare. La signora mascherava a fatica la propria stizza, finché non ritenne più opportuno nasconderla. Assunse anzi un atteggiamento beffardo e, passando nei pressi del nostro tavolo, diceva a voce bassa, ma non troppo: «Con calma, eh, mi raccomando!» o «Chi va piano va sano e va lontano» o anche «Se pensano che gli porti ancora pane, si sbagliano di grosso!»
Dopo trenta minuti di questa manfrina, si avvicinò con decisione e disse, con la voce vibrante di sdegno e le narici dilatate: «I signori vogliono intanto ordinare da bere? Vino, sì? Rosso o bianco, cosa preferiscono i signori? E acqua, facciamo due bottiglie di liscia e due di frizzante? Come? Quattro bottiglie d’acqua sono troppe? Va bene, d’accordo, come preferiscono i signori.»
Quando portò le bevande, i nostri amici erano appena arrivati e si stavano accomodando. «Vedo che i signori in ritardo sono finalmente arrivati. Questa è una buona notizia. I signori non trovavano la strada? Altre due bottiglie d’acqua adesso ci stanno. Vedono i signori che avevo ragione a suggerirne quattro? Altro vino? No? Come i signori desiderano.»
La signora tornò al tavolo cinque minuti dopo per prendere gli ordini. Spiegò che avrebbe chiesto a ciascuno di noi cosa desiderasse mangiare, partendo dalla persona alla sua sinistra e procedendo in senso orario. «Attenzione, però. Questo sarà il primo giro. Non ordinate carne o altre pietanze elencate nel menu tra i secondi. Quelle le ordinerete al secondo giro. È tutto chiaro, signori? Come? Lei vuole ordinare solo la grigliata di carne, signora? E vuole sapere se può farlo già al primo giro o se deve comunque attendere il secondo giro? Ma non vuole niente come primo al primo giro? Abbiamo degli ottimi cannelloni. Cosa? Anche lei, signore, mangerà un solo piatto? I cannelloni? Si ricordi, al primo giro, di dirmi che non ordinerà nulla al secondo giro. Come? Anche i signori vogliono solo un piatto? Un’insalata? Ma al primo giro o al secondo giro? Oddio, che confusione. Allora, vediamo se ce la facciamo. Lei, signora, che cosa prende al primo giro?»
Non fu facile. La signora prese a contraddire le regole che lei stessa aveva enunciato e ad attribuire risotti o cannelloni a persone che avevano dichiarato di volere solo un secondo e che, quindi, aspettavano il secondo giro per ordinarlo. Accusò la moglie del mio amico di aver ordinato sia i cannelloni sia la bistecca ai ferri e, dopo una lunga discussione, cancellò la comanda con un frego che bucò la carta del notes, scuotendo la testa e borbottando che non era quello il modo di comportarsi.
Sopravvivemmo alla cena, ma dovemmo subire una ramanzina per la scortesia di non aver ordinato i dessert. Almeno il caffè lo volevano bere, i signori, o era chiedere troppo? Io non ne potevo più, ero stanco e l’indomani avrei dovuto alzarmi presto. Mi congedai dal resto della compagnia e raggiunsi la cassa per pagare quanto avevo consumato. Quando la signora comprese che ognuno di noi avrebbe pagato per sé e che quindi avrebbe dovuto fare conti separati, arrossì violentemente e si mise a urlare. Dove credevamo di essere? Tra i selvaggi? Non sapevamo come ci si comportasse? L’avevamo fatta ammattire per tutta la serata e adesso volevamo anche farle questo dispetto?
Adagiai sul bancone una banconota di valore ben superiore al mio conto e mi diressi verso l’uscita, non prima di aver guardato bene in faccia la donna e averle detto: «Lo consideri pure il mio primo e ultimo giro, signora, e mi dia retta: si prenda una lunga vacanza.» Mi voltai quando ero ormai sulla soglia, in tempo per vederla correre verso la sala sventolando la mia banconota e minacciando di chiamare la polizia.

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