Mario
Se impreco come uno scaricatore di porto, mi guardano con la condiscendenza riservata ai bambini che hanno fatto una marachella; se li mando a quel paese, fingono di restarci male e poi “ne vogliono parlare”.
Domenica scorsa hanno superato se stessi. Hanno convinto il Leo Club della provincia a organizzare gli Ability Awards. Lì mi hanno consegnato il premio Capitani coraggiosi, «per aver dimostrato che nulla è impossibile». Nulla, a quanto pare, tranne arrivare al ferro: l’unico tiro che ho fatto è morto a metà strada. Sulle note di Chariots of Fire, davanti a duecento persone in piedi ad applaudire, ho dovuto leggere il discorso scritto da mia madre e ringraziare «chi ha creduto in me».
Basta. Devo fare qualcosa.
Hassane
Ieri lo storpio mi ha chiesto di aiutarlo a fare una stronzata. Siamo in seicento studenti in questa scuola e ha dovuto chiederlo proprio a me. Chissà perché. Dice che è stufo marcio di essere portato in palmo di mano. Non perché è disabile, avrei voluto dirgli, ma perché è un disabile ricco. Che povero coglione. Comunque non mi costa niente rapire il fottuto volpino della vicepreside. Fufi. Si chiama così quella specie di nutria pelosa e sovrappeso. Devo sequestrarlo e poi consegnarlo al capitano coraggioso. Che cosa voglia farci, non lo so e non me ne frega niente. Spero solo che mi becchino, così mi rimandano nel cesso di baraccopoli da cui provengo. Sempre meglio di questa sit-com assurda, tipo Jane the Virgin. Non so perché i Casiraghi mi abbiano preso in affido: probabilmente per potersene vantare. Tra un anno sarò maggiorenne e me ne andrò. Se non si stufano prima.
Mario
Lo ha fatto davvero, il negro. La bestiaccia non era in casa da due minuti che l’ha subito scaricata sul tappeto. Ho ordinato alla colf di pulire e le ho detto che l’avrei fatta cacciare se non avesse tenuto chiuso il becco. Poi sono uscito. Giro in centro, carrozzina off-road nuova di zecca ‒ regalo di quello stronzo di mio padre ‒ e guinzaglio di Fufi allacciato al bracciolo. Velocità di crociera. In via Mercatovecchio ho incrociato la prof di matematica. Quella ha sicuramente chiamato la Cudicio. Un’ora dopo, me la sono ritrovata davanti alla porta, insieme a mia madre. Si sono riprese il volpino guardandomi con dolcezza.
Il giorno dopo Hassane non era in classe. Durante la seconda ora mi hanno chiamato in presidenza. Lui era in piedi contro il muro. I miei erano seduti, mentre il preside parlava, affiancato dalla Cudicio.
Hassane ha confessato il rapimento del cagnolino. Espulsione inevitabile, a meno che io non accettassi la splendida proposta della Responsabile per l’Inclusione, già approvata dalla mia famiglia. Hassane mi avrebbe affiancato durante gli eventi motivazionali. Prova vivente che la redenzione è sempre possibile. Io avrei fatto del bene a un ragazzo sfortunato, prima che tornasse nel suo ambiente, dove avrebbe restituito alla comunità ciò che aveva ricevuto.

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