Settembre (2022) è una commedia corale, drammatica ma soprattutto sentimentale, diretta dall’allora esordiente Giulia Louise Steigerwalt.
Nel corso di un settembre dei giorni nostri, persone di età molto diverse si accorgono quasi contemporaneamente che la vita in cui si trovano impelagate non coincide con quella che desideravano. Francesca (Barbara Ronchi) mette in discussione il matrimonio e scopre una diversa forma d’intimità con l’amica Debora (Thony), a sua volta incastrata in un matrimonio infelice; il ginecologo Guglielmo (Fabrizio Bentivoglio), uomo disilluso e solitario, instaura un rapporto inatteso con Ana, una giovane prostituta di cui è cliente; gli adolescenti Maria (Margherita Rebeggiani) e Sergio (Luca Nozzoli) affrontano, fra imbarazzo, desiderio e inesperienza, il problema della prima esperienza sessuale.
Tra le varie vicende che si sfiorano, quest’ultima è probabilmente la più interessante. La stessa regista ha spiegato che la storia sembra riguardare l’educazione sessuale, mentre in realtà racconta un’educazione sentimentale: occupandosi della “meccanica” della prima volta, Maria e Sergio scoprono la complicità, la possibilità di mostrarsi senza filtri e il piacere di stare bene con qualcuno.
Si mette in discussione l’idea che l’iniziazione sessuale debba essere una prova da superare. Maria non parte infatti da un desiderio pienamente autonomo: accetta di perdere la verginità perché essere scelta da Cristian, un ragazzino che le piace ma che non l’ha mai degnata di uno sguardo, sembra conferirle valore. Sergio, dal canto suo, che assume il ruolo di mediatore, finge di essere scafato, nascondendosi dietro una competenza che non ha. Entrambi cercano di adeguarsi a un copione adolescenziale fatto di reputazione, prestazione e paura di apparire inesperti. Ma è proprio nei dialoghi, negli esperimenti impacciati e nelle esitazioni che Maria e Sergio costruiscono uno spazio in cui nessuno dei due deve dimostrare nulla.
Il filo comune delle tre storie è il passaggio da una sessualità vissuta come ruolo o prestazione a un’intimità fondata sulla cura e sull’ascolto. A restar tagliati fuori da tale epifania sono i mariti di Francesca e Debora, Alberto e Marco, incapaci di sviluppare con le rispettive compagne un rapporto basato sulla complicità e sul rispetto. Maschi per obbligo, insomma, come avrebbe detto Carla Ravaioli.
Al film sono stati assegnati nel 2023 due David di Donatello: a Giulia Steigerwalt come migliore regista esordiente e a Barbara Ronchi come migliore attrice protagonista.

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