“Sette minuti dopo la mezzanotte”: una favola nera

A Monster Calls (pubblicato in Italia con il titolo Sette minuti dopo la mezzanotte) è un graphic novel per ragazzi scritto da Patrick Ness (da un’idea di Siobhan Dowd) e illustrato da Jim Kay. L’originale inglese è stato pubblicato nel maggio 2011 da Walter Books (lo stesso editore di The Savage, di David Almond e Dave McKean, uscito tre anni prima e con cui ha molte cose in comune), mentre la versione italiana, a cura di Mondadori, è approdata sui nostri scaffali nel marzo 2012.

La trama di A Monster Calls

Conor ha tredici anni, una madre gravemente malata, un padre lontano e una vita scolastica segnata dall’isolamento e dal bullismo. Una notte, sette minuti dopo mezzanotte, un gigantesco mostro dalle sembianze di un tasso secolare viene a trovarlo: gli racconterà tre storie, ma in cambio Conor dovrà raccontargli la quarta, quella che nasconde la verità che il ragazzo non riesce ad ammettere nemmeno a se stesso.

Patrick Ness non fa sconti

A Monster Calls è un libro spietato: Conor desidera simultaneamente che la madre viva e che la situazione dello strazio ormai intollerabile della malattia finisca. Il suo vero terrore non è soltanto perderla, ma scoprire che una parte di sé desidera la fine della sofferenza anche se quella fine coincide con la morte della madre. Il Mostro gli insegna che queste due verità contraddittorie possono coesistere.

Ci sono poi per Conor anche altre ragioni di angoscia: il padre, che ha lasciato la madre e ha una nuova famiglia negli Stati Uniti, dimostra di tenere poco a lui; a scuola viene trattato come un appestato da compagni e insegnanti, che non hanno gli strumenti per rapportarsi con lui nel modo franco e maturo di cui avrebbe bisogno; una ghenga di bulli capitanata dal crudele Harry lo umilia quotidianamente, ridendo della calvizie della madre e pestandolo tanto per; la nonna materna, infine, presso cui il ragazzo è destinato ad andare a vivere quando la madre sarà morta, Conor proprio non la sopporta.

Il confronto con Il selvaggio

Patrick Ness ha ripreso in mano un progetto lasciato incompiuto nel 2007 dalla scrittrice prematuramente scomparsa Siobhan Dowd. È al suo lavoro, rimasto inedito, che egli si ispira esplicitamente. Eppure Sette minuti dopo la mezzanotte presenta un numero notevole di temi narrativi rintracciabili anche in Il selvaggio: il lutto; l’assenza del padre (morto nel romanzo di Almond, trasferito ed estraneo in quello di Ness); una madre amata e fragile; l’isolamento; Hopper/Harry e il bullismo. Il ‘selvaggio’ e il ‘mostro’, infine, sono esteriorizzazioni fantastiche di un conflitto interiore che il protagonista non riesce a esprimere. Il Selvaggio fa ciò che il protagonista, Blue, non può fare; il Mostro porta invece Conor a dire ciò che non può dire.

Le tavole di Jim Kay

Alle illustrazioni scure e quasi monocromatiche di Jim Kay è affidata una parte sostanziale del racconto. Le immagini non hanno infatti una funzione decorativa ma partecipano drammaticamente all’oscurità della storia (la stessa cosa accade peraltro in The Savage grazie ai disegni di Dave McKean). Si tratta di un’estetica gotico-espressionista che rifiuta la dolcezza tipica dell’illustrazione per l’infanzia, mettendo l’immagine al servizio del tema con un linguaggio visivo più vicino alla stampa d’arte che al disegno per ragazzi in senso tradizionale. Non c’è mai un contorno rassicurante: le tavole, che sono giocate su una palette di bianco, nero e grigi, sembrano esplodere o implodere, un po’ come lo stato emotivo di Conor. Questa scelta cromatica sottrae ogni consolazione visiva e mantiene il libro ancorato al suo registro del lutto.

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Una risposta a ““Sette minuti dopo la mezzanotte”: una favola nera”

  1. Quello che trovo più potente è che il Mostro non rappresenti semplicemente la paura, ma la possibilità di sopportare una verità contraddittoria. In questo senso il fantastico non attenua il dolore: lo rende più preciso. È quasi una forma narrativa dell’inconscio, che costringe Conor a pronunciare ciò che la coscienza morale rifiuta. E forse è proprio qui che A Monster Calls diventa davvero adulto: non nel tema della morte, ma nel rifiuto di dividere i sentimenti in puri e impuri, leciti e illeciti.

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