“Il giorno dell’incontro” di Jack Huston con il grande cinema

Il giorno dell’incontro (Day of the Fight) è stato l’esordio nella regia di Jack Huston, attore britannico classe 1982, figlio dello sceneggiatore Tony Huston e nipote del regista John Huston. Il film è ambientato nella Brooklyn del 1989, è girato in bianco e nero e dura 108 minuti; la fotografia è di Peter Simonite, le musiche di Ben MacDiarmid. Presentato nella sezione Orizzonti Extra della Mostra di Venezia, riprende il titolo di un cortometraggio documentario realizzato da Stanley Kubrick nel 1951.

La trama di Il giorno dell’incontro

Il protagonista è Mike “Irish” Flannigan, interpretato da Michael C. Pitt, un pugile che nel momento di massima gloria si mette alla guida ubriaco e investe con l’auto un ragazzino, uccidendolo. Lo spettatore conosce Mike dopo che ha scontato la pena giudiziaria, consapevole che quella non coincide con la pena interiore. Il bambino è morto, il matrimonio è finito, la figlia è cresciuta senza di lui e niente di quello che farà potrà cancellare l’incidente.

Grazie all’allenatore (Ron Pearlman) e a un manager di incontri di boxe amico gli viene data la possibilità di rientrare nel giro: affronterà il campione in carica dei pesi medi, in quello che per quest’ultimo dovrebbe essere un incontro di routine contro una vecchia gloria. Per Mike rappresenta invece la possibilità di garantire il futuro a moglie e figlia, grazie alla consistente vincita che otterrebbero nel caso improbabilissimo che lui battesse il campione in carica. Irish raccoglie in giro tutti i suoi crediti e li investe sulla sua propria vittoria nella sfida, scommettendo presso un allibratore clandestino di sua conoscenza.

La via crucis prima dell’incontro

La giornata precedente all’incontro diventa una specie di via crucis laica. Mike passa dalle persone della sua vecchia vita per congedarsi, consapevole che, qualsiasi sarà l’esito dell’incontro, le botte in testa che inevitabilmente prenderà provocheranno la rottura dell’aneurisma che gli hanno diagnosticato. Incontra così la moglie (Nicolette Robinson), la figlia (Keith Elizabeth Williams), l’amico sacerdote (John Magaro) e il padre (Joe Pesci).

New York partecipa a questa ricognizione finale tra le macerie della vita di Irish. Brooklyn e i siti del New Jersey vengono fotografati da Peter Simonite in un magnifico bianco e nero che esibisce una città fredda e consunta, abitata da persone che non sembrano aspettarsi nessuna svolta. Il bianco e nero non rimanda soltanto a Toro scatenato o al primo Kubrick; è un omaggio al nonno, John Houston, e al suo disperante film di “anti-boxe” Città amaraFat City (1972), nonostante questo fosse ambientato a Stockton, in California, e fotografato a colori ma con tonalità lividi e sporche da Conrad L. Hall.

Confronto con Fat City di John Huston

In Fat City non esiste neppure la grandezza tragica del sacrificio. Billy Tully (Stacey Keach) non ha una morte eroica che possa dare un significato retroattivo alla sua vita. Continua a vivere, bere, illudersi e fallire, in una Stockton soffocante, tra palestre malandate, bar e lavori agricoli pagati miseramente. The Day of the Fight riprende quel mondo di pugili marginali e gli restituisce una dimensione più esplicitamente melodrammatica e spirituale. Mike, a differenza di Tully, riesce almeno a compiere un ultimo gesto deliberato: trasformare la propria morte in denaro per la famiglia.

Due ore di grande cinema.

Ti è piaciuto questo articolo? Scopri chi sono e che libri scrivo nello Scaffale Peio.

Condividi quello che pensi dell'articolo

Scopri di più da PEIO NARRATORE

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere