Nel mercato editoriale non c’è carenza di manuali di scrittura e, soprattutto negli Stati Uniti, ce ne sono anche parecchi dedicati a un genere letterario specifico.
Tra quelli che trattano gli albi illustrati per bambini, segnalo Writing Picture Books. A Hands-on Guide from Story Creation to Publication, scritto da Ann Whitford Paul ed edito da Writer’s Digest Books/Penguin Random House.
Faccio riferimento all’edizione rivista e ampliata del 2018, che, se da un lato contiene consigli sulle submission, sugli agenti e sulla struttura commerciale del settore legati essenzialmente al mercato statunitense, dall’altro offre una serie di indicazioni (le parti dedicate alla costruzione del testo, al ritmo e all’interazione parola-immagine) che possono risultare utili anche all’autore italiano. Di seguito alcuni esempi.
Il testo non deve raccontare tutto. Le immagini devono avere spazio per aggiungere significati, informazioni e persino contraddizioni. Ritmo, musicalità, pause e lunghezza delle frasi sono trattati quasi come elementi strutturali.
Uno degli aspetti che più differenziano l’albo illustrato da altri generi narrativi è la voltata di pagina (page turn): in ognuna delle sedici aperture una frase, una parola, un’immagine deve far venir voglia al piccolo lettore/ascoltatore di sapere che cosa succede girando pagina; la voltata di pagina diventa così uno strumento narrativo vero e proprio.
Togliere parole non è un esercizio stilistico ma una necessità progettuale. Così come pure la presenza di un protagonista con caratteristiche ben tratteggiate e con un nome indovinato e il rapido emergere e succedersi di crisi e conflitti, che, una volta superate e vinti, garantiscano un happy ending.
Anche il titolo è fondamentale, così come pure le primissime pagine, che devono al più presto comunicare il chi (Who), il dove (Where), il quando (When), il che cosa (What), il perché (Why) della storia, laddove non deve mai mancare ciò che Whitford Paul chiama il momento Wow: una parola, una frase che sorprenda il lettore e ne tenga desta l’attenzione. Tutto questo, idealmente, già nelle prime 50 parole del testo.
Elementi ineludibili di una scrittura riuscita sono l’uso costante della Scene, in cui quello che succede accade ora, davanti ai nostri occhi, e non viene presentato come azione abituale e ripetuta; e il famoso Show; don’t tell: le emozioni, i sentimenti, le azioni vanno sempre mostrati nel loro nascere e svilupparsi, attraverso le battute e i comportamenti dei personaggi, e non raccontati e spiegati.
Il libro è pieno di checklist e procedure che ricordano più un laboratorio di scrittura che un saggio teorico. E questo rappresenta un punto a suo favore, così come la chiarezza dell’inglese di Whitford Paul.

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