Whole lotta love è un brano celeberrimo dei Led Zeppelin, il gruppo che negli anni Settanta diventò la rock band per eccellenza, e le vendite dei cui dischi vengono al giorno d’oggi calcolate in più di trecento milioni di copie. Il pezzo uscì nel 1969, prima canzone dell’album Led Zeppelin II, e si rifà a You Need Love, scritto da Willie Dixon ed inciso da Muddy Waters.
La versione di Robert Plant lascia ancor oggi a bocca aperta per gli espliciti, lubrichi riferimenti all’amore carnale. È importante, però, analizzare non solo il livello semantico del testo, ma anche il modo in cui i versi sono cantati, nonché il tessuto sonoro in cui sono inseriti.
Fin dall’epocale riff della Gibson Les Paul che apre il brano, infatti, l’ascoltatore viene sorpreso dall’aggressività erotica della rapida successione di accordi della chitarra elettrica di Jimmy Page, presto doppiata dal basso di John Paul Jones.
Dopo poche battute entra la voce di Robert Plant, che mette subito in chiaro le cose: la donna cui si rivolge l’io lirico ha bisogno di una lezione, e questa lezione rima con penetrazione.
In Whole Lotta Love si può osservare, a livello testuale, la complementarietà tra il maschile e il femminile. Qualora non fosse abbastanza ovvio che “amore” (love) nel brano in questione funziona come metonimia dell’organo sessuale maschile, un paio di strofe più sotto Plant ribadisce l’intenzione di dare alla donna “ogni centimetro del /suo/ amore” (every inch of my love).
Quello che a prima vista parrebbe un rapporto al limite dello stupro, in cui il maschio si preoccupa solo del proprio piacere sessuale, si rivela, nel corso della canzone, qualcosa di più sofisticato. L’uomo che ora si atteggia a maestro (“hai bisogno di una lezione” / i’m gonna send you back to schoolin; “stai imparando / you’ve been learnin’“), infatti, ha sofferto atrocemente la dissolutezza della donna (You been foolin’, baby, I’ve been droolin’), ed è stato vittima di una brama erotica talmente potente da farlo soffrire fisicamente (I’ve been yearnin’; i’ve been miss you as hell).
Il tema del brano è dunque il desiderio sessuale più che il compimento dell’atto, pur presente e vivamente enfatizzato dalle liriche. Il tema di un desiderio sessuale così potente da impossessarsi di chi ne è vittima tornerà in altre canzoni dei Led Zeppelin, per esempio in Black Dog e in When the Levee Breaks, entrambe registrate per il quarto album.
Ma torniamo alla struttura musicale di Whole Lotta Love. Alle prime strofe cantate segue una fase del brano dominata da suoni che riproducono la dialettica della comunicazione sessuale. Mentre la chitarra di Page si muove da un canale all’altro e la voce di Plant ‒ che sembra ora impersonare il ruolo della donna ‒ riproduce un montante trasporto erotico, l’atmosfera si fa bollente grazie alla sovraincisione degli effetti ricavati da un particolare strumento musicale elettronico, il theremin, da cui Page trae suoni che insieme alle percussioni di John Bonham e allo straziato urlo “Looove” di Plant mima l’immediata imminenza del climax erotico.
Quando il rullante e la grancassa di Bonham cadenzano i brevi e incisivi assoli di Page, la riproduzione sonora evoca il momento dell’eiaculazione. Tornano a questo punto le parole dell’io lirico, che in un primo momento ribadisce il suo programma educativo e pianifica impegnativi corsi di recupero… ma l’allieva sembra superare il maestro, se il pezzo si conclude con quest’ultimo che pare quasi sopraffatto dalla vitalità erotica della donna, tanto da rinnovare la richiesta avanzata fin dalla prima strofa: “datti una calmata” (you need coolin’), che diventa uno scomposto “ehi ehi, va bene, ok, ma ora basta però, calmati eh,allora ti calmi?” (Hey, oh, hey, oh, oh, oh, oh, keep a-coolin’, baby).
È lei, donna dissoluta e responsabile dei propri orgasmi, a comandare le danze. E l’angoscia montante dell’io lirico ci lascia intendere che torneranno i tempi, se mai sono tramontati, in cui a spassarsela in modo promiscuo sarà la femmina, e a penare per la brama insoddisfatta, invece, il maschio, autonominatosi comandante in capo del consesso amoroso.
Si potrebbe andare oltre nell’esegesi del testo, che consente di leggere tra le righe un riferimento a quelle pratiche sgradite al Dio del Vecchio Testamento che portarono alla distruzione di Sodoma. Noi, però, preferiamo fermarci qui, anche se il backdoor man (l’amante clandestino, letteralmente “colui che entra dalla porta posteriore”) degli ultimi versi della canzone ci indurrebbe, visto l’impianto semantico delle liriche, a considerare un’interpretazione più lasciva.

Lascia un commento