La narrativa di Peio si muove su due binari: l’umoristico e la letteratura per ragazzi. L’umoristico non è un genere ma un modo, un tono, un approccio che si può applicare a qualsiasi sottogenere della narrativa: giallo, noir, fantasy, romanzo storico e così via. Si può applicare il mode umoristico anche alla letteratura per bambini e ragazzi? Sicuramente sì, se pensiamo ad autori come Rodari, Lindgren, Goscinny e Dahl, per menzionarne solo alcuni.
I libri umoristici o esplicitamente comici della letteratura per ragazzi sono però di rado pensati per chi ha più di quattordici anni. A tale fascia d’età si indirizzano al giorno d’oggi i cosiddetti Young Adult (YA), i cui protagonisti sono adolescenti in crisi identitaria, angustiati da traumi legati all’amore, all’eros, al gender o alla salute mentale, che si contrappongono a un mondo adulto percepito come lontano e ostile e che, nel corso della vicenda, sperimentano un evidente arco di crescita.
Con i romanzi della serie Attenti a quei tonti tento di uscire da questo schema e di costruire personaggi e mondi ai limiti della surrealtà capaci di trasportare nel grottesco il lettore adolescente. Certo, non potrò promuoverlo come YA, ma non dubito che esista, eccome, un pubblico di giovani lettori, tra le scuole superiori e l’università, voglioso di farsi quattro ghignate senza tanti giramenti di pagine.
Tra i miei progetti vi è, peraltro, anche quello di scrivere la mia declinazione di Young Adult, bella ortodossa e woke, immettendo però, surrettiziamente, dosi di deformazione ironica degli stilemi del genere. Si tratterà di smontare, rimontare e sviluppare il progetto finale elaborato al termine del celebre corso di scrittura tenuto dalla maestra Manuela Salvi, che mi ha spinto a mettere in discussione alcuni tic narrativi a me cari.
Per quanto riguarda invece la narrativa per ragazzi vera e propria, il romanzo breve che tra qualche mese verrà pubblicato si intitola Il segreto di nonno Nino e non ha ambizioni innovative. Già il fatto che, fin dal titolo, venga menzionato un nonno lascia intendere che non si tratta di un’opera d’avanguardia. A meno che non sia diventato rivoluzionario rifarsi esplicitamente all’estetica nonsense e surrealista di Gianni Rodari, ai cui Viaggi di Giovannino Perdigiorno la mia operetta dichiaratamente si ispira.
Della narrativa di Peio fanno parte anche due albi illustrati, ispirati dalla nostalgia dell’autore per il tempo in cui i suoi figli erano piccolini. Anche qui nessuna rivoluzione, ma famiglie tradizionali, frugoletti birichini, maestre materne e cagnoni golosi.
A fare la differenza sono le tavole degli artisti che ci hanno lavorato: il duo Mattia Radina/Maikol Malezan a Edoardino l’acrobata, Ambra Durante a Caterina quante ne combina.
Il primo è nelle mani dell’editore che lo pubblicherà e si può già leggerne la scheda; del secondo ho ricevuto le tavole dall’illustratrice solo ieri (17/4/2026) ed è ora nelle mani dell’impaginatore. Nulla vieta, però, di fornire qualche informazione in più sulla storia e sulle immagini, anche prima di mettersi alla ricerca di un editore.
Ci sono infine racconti e raccontini, né umoristici né per ragazzi, rimasti fuori dai progetti editoriali, ma resi, mano a mano, accessibili nel refugium peccatorum che ho chiamato Scampoli. Un paio sono già visibili, agli altri aggiungerò il link nelle prossime settimane e mesi, a scadenze regolari.