Me parlare bello un giorno

Me parlare bello un giorno è la raccolta di racconti autobiografici di David Sedaris, pubblicata originariamente nel 2000 con il titolo Me Talk Pretty One Day: uno dei libri che hanno consacrato lo scrittore americano tra i maestri dell’umorismo contemporaneo.

Nato a Binghamton, New York, il 26 dicembre 1956, collaboratore del «New Yorker» e voce storica della radio pubblica americana NPR, Sedaris è noto anche per le sue letture dal vivo, in cui interpreta personalmente i propri testi. Sedaris non è, tuttavia, semplicemente un autore comico: la sua scrittura coniuga memoir, satira di costume e osservazione psicologica, trasformando gli episodi più ordinari della quotidianità, le manie, le nevrosi e le differenze culturali in una letteratura di grande efficacia narrativa.

Il successo internazionale arriva con Me Talk Pretty One Day (2000, Little, Brown and Company; ed. italiana: “Me parlare bello un giorno”, 2005, Mondadori), raccolta di saggi e racconti in cui alterna ricordi dell’infanzia, vicende familiari e, soprattutto, l’esperienza del trasferimento a Parigi con il compagno Hugh Hamrick.

Perché si ride

In “Me parlare bello un giorno” sono soprattutto i membri della famiglia dell’autore a ricoprire il ruolo di protagonisti. Primeggia il padre, custode di convinzioni inscalfibili, tra cui quella che assegna alle proprie figlie, come unica chance di affermazione nella vita, un buon matrimonio. E di manie incomprensibili, come nascondere in ogni pertugio della propria abitazione frutta e verdura acquistate a bassissimo prezzo perché in scadenza, per poi consumarle giorni, mesi o anche anni più tardi!

Non scherzano nemmeno il fratello Paul, ribattezzatosi Rooster, che si esprime in qualsiasi consesso sociale e familiare con un linguaggio da portuale e non riesce a formulare una frase priva delle parolacce più volgari, una condotta che gli garantisce, non si sa in base a quale metro valutativo, la stima incondizionata del padre disposofobo.

O la sorella Amy, fanatica dei travestimenti, delle imitazioni e degli scherzi crudeli, che al telefono si fa passare per una seriosa amica di famiglia e, di punto in bianco, si mette a flirtare pesantemente con il padre (sempre lui!). In un’altra occasione, ben conoscendo l’apprezzamento del genitore per la sua forma fisica, su cui l’uomo fa conto per un matrimonio da favola, si presenta in famiglia combinata come se soffrisse di una forma avanzata e rara di obesità, che, sorprendentemente, ha intaccato solo la parte del corpo dalla vita in giù.

Il protagonista è la voce narrante

Il vero protagonista è però il narratore, sia perché è coerentemente autodiegetico, sia perché indovina la voce con cui ammaliare il lettore dalla prima all’ultima pagina. Memorabili i diversi capitoli centrali sull’esperienza parigina o, più precisamente, sul tentativo matto e disperatissimo di imparare la lingua francese, tra le pagine più celebri della narrativa umoristica contemporanea. E ben si comprende perché un umorista nostrano come Francesco Muzzopappa indichi Sedaris tra i suoi maestri.

Fra insegnanti sadiche e scortesi, francesi che si rifiutano di riconoscere la superiorità americana e la consapevolezza di non essere, come si dice, “dotato per le lingue”, Sedaris avvolge tutta la materia del racconto con l’ironia e l’autoironia di cui dispone e ci accompagna sino all’epifania del vero motivo che lo ha condotto all’altrimenti assurdo soggiorno in Francia: la possibilità di osservare dall’esterno la sua America, la propria americanità, i tic e i pregiudizi di cui sa di esser vittima e che, senza l’esperienza del “vivere altrove”, sarebbero rimasti estranei a lui stesso.

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