Nel film del 2022 Brado, Renato (Kim Rossi Stuart, che del film è anche regista) è un padre che ama profondamente il figlio, ma non sa esprimere affetto. È impulsivo, autoritario, incapace di chiedere scusa, e pretende che Tommaso condivida il suo mondo e i suoi valori. Il suo amore si manifesta attraverso il fare, il lavoro, l’addestramento dei cavalli.
Tommaso (Saul Nanni), al contrario, porta dentro di sé anni di rancore; ha costruito la propria identità prendendo le distanze dal padre. Tornare al ranch significa confrontarsi non solo con Renato, ma anche con il bambino ferito che è stato.
Il cavallo Trevor diventa il simbolo del loro rapporto. Come l’animale, anche padre e figlio sono “bradi”, orgogliosi, incapaci di fidarsi. Addestrare il cavallo significa imparare che la forza non basta, ma servono ascolto e rispetto.
I tratti autobiografici di Brado
Kim Rossi Stuart ha spiegato che il film nasce anche da una riflessione personale sul proprio padre, l’attore Giacomo Rossi Stuart. Pur precisando che il loro rapporto non era così conflittuale, ha raccontato che Brado parla dell’esperienza di avere un padre “ingombrante”, che carica inconsapevolmente il figlio delle proprie aspettative, costringendolo, per “liberarsi e guarire”, a lottare per conquistare uno spazio autonomo.
Ciò che rende il film particolarmente interessante è che non si cerca un colpevole. Renato è pieno di difetti, ma non è un mostro, laddove il rancore di Tommaso rischia di imprigionarlo in routine tossiche anche nei rapporti con le donne, sulla scia di quanto già vissuto dal padre. La riconciliazione passa attraverso un riconoscimento reciproco: il padre accetta di non poter plasmare il figlio a propria immagine; il figlio comprende che dietro la durezza del padre non c’è indifferenza, ma incapacità di esprimere i sentimenti.
La trilogia di RS sull’identità maschile
Brado sembra quasi un seguito spirituale di Anche libero va bene, il film di Rossi Stuart uscito nel 2006. Addirittura i personaggi si chiamano ancora Renato (il padre) e Tommaso (il figlio bambino), con Barbora Bobulova che interpreta nuovamente la madre. Tra i due c’è peraltro Tommaso (2016), in cui il protagonista omonimo è interpretato da Kim Rossi Stuart stesso e impersona un uomo incapace di trovare un equilibrio affettivo.
I temi del diventare uomo, dell’essere figlio e dell’essere padre sono assai cari al regista, attore e sceneggiatore romano, al punto che non sembra azzardato inserire le tre opere in una trilogia sull’identità maschile.

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