Jerry Spinelli (Norristown, Pennsylvania, 1941) è uno dei più noti autori statunitensi di narrativa per ragazzi. Vincitore nel 1991 della Newbery Medal con Maniac Magee (trad. it.: Una casa per Jeffrey Magee), ha dedicato gran parte della sua produzione all’infanzia e all’adolescenza, affrontando soprattutto i temi dell’identità e del rapporto fra l’individuo e il gruppo.
Chi è Stargirl e cosa succede nel libro
Pubblicato nel 2000 a New York da Alfred A. Knopf, Stargirl (trad. it. di Angela Ragusa, Milano, Mondadori, 2001) racconta, attraverso la voce del sedicenne Leo Borlock, l’arrivo nella sua high school di Stargirl Caraway, una ragazza che ama stare al centro dell’attenzione e appare indifferente alle convenzioni sociali. Prima idolatrata e poi emarginata dai compagni, Stargirl diventa anche l’oggetto dell’innamoramento di Leo, combattuto fra l’attrazione per lei e il desiderio di essere accettato dal gruppo.
Spinelli ha dichiarato di aver concepito Stargirl come una figura volutamente idealizzata, un’incarnazione della speranza e del “meglio della natura umana”. Anche il pubblico ha prevalentemente accolto il personaggio come un’icona dell’anticonformismo, dell’autenticità e della libertà di essere se stessi.
Perché Stargirl non funziona
Personalmente, ho trovato la figura di Stargirl piuttosto irritante e, sul piano letterario, non del tutto riuscita. Mostra grande empatia e crea facilmente relazioni affettive profonde, è vero, ma le dinamiche del conformismo le sono incomprensibili. È quindi più autista che “anticonformista”, visto che non si accorge che la sua condotta eccentrica e narcisista (portare con sé un topo domestico, accompagnarsi con l’ukulele mentre canta “Happy Birthday” a chiunque) può mettere a disagio le persone. La sua imprevedibilità e il rapido passaggio da un interesse all’altro potrebbero inoltre richiamare alcuni aspetti dell’ADHD.
Più che disinteressata al giudizio altrui, insomma, sembra avere bisogno di essere costantemente notata. Stargirl invade spesso lo spazio personale degli altri, convinta di fare del bene. Decide lei cosa serve alle persone e interviene nelle loro vite senza chiedere il loro consenso. Non è tuttavia necessario trasformare ogni gesto in un’esibizione per essere autentici.
Adolescenti che non si desiderano
C’è poi un altro aspetto che mi ha lasciato perplesso. Stargirl ha quindici anni, Leo sedici, ma sembra che l’esplosione ormonale che caratterizza la pubertà non li riguardi. Leo e Stargirl si mettono insieme e trascorrono molto tempo da soli. Ma invece di agire sotto l’influsso del testosterone e degli estrogeni, fanno lunghe passeggiate. In Stargirl sono assenti sia il sesso sia il desiderio sessuale. I due si danno un bacetto, su iniziativa di lei, e Leo sembra quasi meravigliato e un po’ infastidito. “Ma cosa stai facendo?” le chiede.
Il romanzo uscì nel 2000 e di solito viene collocato tra middle grade avanzato e young adult iniziale. I protagonisti frequentano la high school, quindi, per età, i personaggi appartengono formalmente al YA. Ma il pubblico implicito, il tono e il trattamento della relazione sentimentale lo avvicinano molto a ciò che oggi chiameremmo upper middle grade / younger YA, grosso modo 11–14 anni. Poi può anche darsi che Spinelli sia un po’ prude e non si senta a suo agio nel muoversi nella sfera erotica. Non sarebbero tuttavia state necessarie scene di making out: sarebbe bastato che Leo fosse turbato dalla vicinanza di Stargirl e dal suo corpo, e che avesse avuto paura di toccarla. Sono tutte cose narrabili anche in un libro destinato a dodicenni senza alcuna esplicitazione sessuale.
Se Innamorarsi di April lascia alla fine perplessi per il venir meno, da parte di Burgess, del coraggio della coerenza, Stargirl sembra invece viziata sia dalla pruderie dell’autore sia dal sorprendente equivoco che lo porta a confondere l’esibizionismo con l’indipendenza di giudizio.

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