Il sesso ha grande spazio nei testi delle canzoni dei Led Zeppelin. Se il tema esplicito di Whole Lotta Love è la penetrazione, mentre quello profondo è la capacità della femmina d’imporre le proprie esigenze sessuali al partner, le declinazioni della lussuria nelle liriche scritte da Robert Plant sono molteplici.
Se l’insoddisfatta libidine o l’infedeltà della donna tornano con una certa frequenza nei brani incentrati sulle pene d’amore (uno dei quattro filoni principali in cui è possibile raggruppare tematicamente il canzoniere ledzeppeliniano, gli altri tre essendo il viaggio, la gioia di essere al mondo e, appunto, la foia), vi è tutto un filone di pezzi (io ne ho contati undici) in cui l’eros – slegato da delusioni sentimentali – viene cantato con gaudio e spavalderia. Esaminiamone alcuni.
Candy Store Rock narra di uno stato di eccitamento libidinoso in cui cade Percy (il soprannome di Plant, uno dei termini che nello slang britannico e australiano vengono usati per l’organo sessuale maschile) al passaggio di una ragazza talmente potente che gli fa venir voglia di mangiarsela: vorrebbe tanto affondare il proprio cucchiaino in quel vasetto di crema. Discorso simile in Custard Pie. In questo caso l’io lirico non pretende l’esclusiva (la donna è sposata): basta che lei gli faccia assaggiare una fetta della sua torta alla crema quando il marito non è nei paraggi.
Metafora vegetale in The Lemon Song (remake non dichiarato, come vuole l’etica blues, di The Killing Floor, di Howlin’ Wolf), in cui Percy incoraggia la donna promiscua con cui si intrattiene a spremergli per bene il limone, finché il succo non gli coli lungo la gamba e lui perda talmente la testa da cadere dal letto.
In Trampled Under Foot è invece la terminologia automobilistica e meccanica a farsi metafora del sesso: Percy vuole pompare benzina nel serbatoio e raccomanda una manutenzione regolare.
La canzone più sorprendente di questo filone è tuttavia In My Time of Dying, a sua volta sorta di remake del pezzo di Blind Willie Johnson Jesus Make Up My Dying Bed. Laddove il brano di partenza di Blind Willie Johnson è tutto interno a una cornice di devozione, la versione dei Led Zeppelin è lubrica e blasfema.
Vediamo di cosa si tratta. Percy è un peccatore che si augura di venire perdonato nell’Oltretomba e accolto in Paradiso. Dapprima cerca di ingraziarsi San Pietro, poi non esita a provarci con l’arcangelo Gabriele (“Oh, oh Gabriel, let me blow your horn” traducibile in: fammi suonare il tuo corno/lascia che te lo succhi), mentre si propone di allungare le mani sullo stesso Gesù (“I’ll touch Jesus”). A completare la profanazione, la ripetuta invocazione “Oh my Jesus” viene nelle ultime strofe modificata da Plant in “Oh Georgine“, nome di una groupie particolarmente cara al nostro, mentre il canto si trasforma nella riproduzione degli ansimi, dei gemiti e dei sospiri che esprimono il piacere sessuale.
Dannati Led Zeppelin, è proprio il caso di dirlo!

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