Sublimi Led Zeppelin

Stairway to Heaven è la canzone più trasmessa nella storia della radio americana. Si tratta del brano-simbolo del quarto album di Led Zeppelin (1971), un’opera senza titolo, la cui copertina non riporta nemmeno il nome del gruppo.

Stairway to Heaven deve il suo successo in parte alla cripticità del testo, in cui è protagonista una signora intenzionata a comprarsi una scalinata per il Paradiso. Lo deve però soprattutto all’interpretazione vocale di Robert Plant, capace di passare con disinvoltura dall’andamento da romanza medievale che caratterizza il primo movimento del brano fino a giungere, dopo ulteriori movimenti folk e progressive, allo stile proto-heavy metal della parte finale. Lo deve, anche, al leggendario assolo di Jimmy Page, il quale, in una canzone il cui ritmo si fa via via più serrato mano a mano che il brano progredisce, prende a ripetere una sequenza di note la cui iterazione si spererebbe infinita proprio nel momento di massima velocità della composizione.

Stairway to Heaven ci porta in un altro mondo, e la stessa cosa fanno The Battle of Evermore e When the Levee Breaks, entrambe tratte dallo stesso album; No Quarter, da Houses of the Holy; Kashmir, da Physical Graffiti; e Achilles Last Stand, da Presence. Sono tutte canzoni che danno l’impressione di provenire da isole che galleggiano in galassie atemporali, in cui voce e suoni non siano decodificabili attraverso coordinate note e la cui esecuzione continui a riproporsi, in loop, anche dopo che per qualche minuto siamo riusciti a captarne il fluire. L’esito dell’ascolto, anzi degli ascolti senza fine che tali capolavori impongono a chi non sia privo di gusto, è una sorta di commosso spaesamento, un’illusione di misura nel disordine, di piacere nel dispiacere. È infatti l’estetica del sublime, di ciò che, in confronto a cui tutto il resto è piccolo, a caratterizzare l’opera sempiterna di Led Zeppelin.

I Led Zeppelin non impartiscono insegnamenti morali né fanno proclami politici. I testi dei Led Zeppelin ci incoraggiano a seguire il nostro cuore, a trovare la regina dei nostri sogni, ma anche ad abbracciare il dualismo intrinseco alle nostre vite.

Edonismo vitalista e Volontà di potenza

Il messaggio fondamentale è assumersi rischi, riconoscere e rincorrere i nostri desideri, affrontare la vita con spavalderia. Sono frequenti le liriche che parlano d’amore: d’amore per una donna, per gli amici, per la famiglia. Amore per il pianeta, per il prossimo, in un’ottica di fratellanza universale. L’amore è inteso anche come una forza capace di portare luce e conoscenza. L’amore, infine, è pure fonte di sofferenza, e le pene d’amore azzannano il cuore e lo fanno sanguinare. Inseguire l’amore risulta comunque appagante, anche quando dobbiamo strisciare per terra nel tentativo di ottenerlo.

Nelle canzoni degli Zeppelin si trovano inoltre parole intrise di misticismo, spiritualismo e paganesimo. Gli dèi sono panicamente ovunque, sono Armonia, Natura, Luce, e vivere pienamente sarà la nostra preghiera,

La maggior parte del canzoniere possiamo ripartirla in quattro filoni tematici principali: la gioia di essere al mondo, le pene d’amore, il sesso e il viaggio. Particolarmente significative sono le liriche dei pezzi che appartengono a quest’ultimo filone, come Ramble On, Achilles Last Stand e Kashmir, perché esprimono un principio cardine della filosofia Zeppelin: l’insofferenza nei confronti della stasi, a favore della predilezione, o meglio dell’incoercibile urgenza di andare, di rimettersi in viaggio, di vagabondare.

Che ci troviamo in territorio “Sublime”, non ce lo suggeriscono soltanto i temi trattati dalle liriche, ma anche il modo in cui i suoni sono registrati in studio e l’entità dell’amplificazione ai concerti. Siffatta potenza veniva inoltre sottolineata dallo stile incalzante, sincopato e assordante del drumming di John Bonham e valorizzata nelle incisioni in studio dalla produzione di Jimmy Page. 

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