Robert Cormier (1925-2000), scrittore e giornalista statunitense, è considerato uno degli autori che hanno trasformato la narrativa per adolescenti. Nei suoi romanzi ha affrontato senza consolazioni la violenza, il conformismo e l’abuso di potere, rifiutando i rassicuranti lieti fini allora abituali nel genere. The Chocolate War, pubblicato nel 1974, rimane la sua opera più celebre e controversa. In Italia il romanzo è stato pubblicato a partire dal 1995 da varie case editrici (Bompiani, Fabbri, Rizzoli), dapprima con il titolo La guerra dei cioccolatini e poi, dal 2018, con quello di La guerra del cioccolato.
La trama
Jerry Renault frequenta la Trinity, una scuola cattolica maschile dominata dai Vigils, una società segreta di studenti, e dall’ambiguo docente Brother Leon. Quando rifiuta di partecipare alla vendita annuale di cioccolatini, il suo gesto mette in discussione un intero sistema fondato sull’obbedienza, la pressione del gruppo e l’abuso di potere.
I personaggi
Il buono è Jeffrey, un quindicenne da poco orfano di madre, con un padre-zombie e una visione della vita improntata al pessimismo più nero. Ci sono poi Obie, che fa parte senza molta convinzione della fraternità dei Vigils e giudica la vita una cosa triste; Archie Costello, il leader carismatico dei Vigils, che gode nel fare del male, disprezza i suoi simili e considera la vita uno schifo; un altro studente, chiamato The Goober, si rende conto che il mondo degli adulti ma pure quello dei coetanei è corrotto e crudele e che non vi è modo di modificare questo stato di cose; un altro allievo, infine, David Caroni, rimane scioccato quando gli appare chiaro che gli insegnanti non sono persone speciali ma individui squallidi, meschini e malvagi.
Ci sono poi diversi altri studenti violenti, ignoranti, disonesti e in malafede, mai però come Brother Leon, insegnante di matematica e vicepreside, che, per rimediare a una dissennata amministrazione finanziaria, non esita a servirsi dei ragazzi più violenti e dei mezzi più crudeli per umiliare i deboli e gli onesti e salvarsi la reputazione.
Un narratore spietato
Il narratore di La guerra del cioccolato lascia intendere che le dinamiche tra studenti e quelle tra allievi e insegnanti fanno capire ai ragazzi che non esiste un mondo adulto migliore a cui approdare. Per tutto il libro si accumulano la perfidia manipolatoria di Archie, l’untuosità, la malafede e la corruzione di Brother Leon, la vigliaccheria collettiva, la crudeltà e il conformismo. Il male vince su tutti i fronti: Archie, Leon e il sistema che rappresentano non pagano alcun prezzo, mentre a essere distrutto è proprio chi ha tentato di resistere.
Faccio qui volontariamente SPOILER, perché è meglio saperlo subito per evitare l’amarezza di un finale senza speranza: manca infatti completamente un qualsiasi contrappeso morale e narrativo allo spadroneggiare dei “cattivi”.
Ribellarsi è insomma inutile, il potere vince sempre e l’unica lezione possibile è imparare a non opporsi. Considerato che pure la qualità della scrittura non è straordinaria, non è questo un romanzo che consiglierei a chi ha un approccio anche emotivo alla lettura, pur riconoscendo l’aspetto innovativo della scelta di Cormier di infrangere la regola non scritta secondo cui la narrativa giovanile, anche quando racconta realtà dure, dovrebbe lasciare almeno una porzione di speranza.

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