Con gli occhi bassi

Scampoli

Uscito dalla porta d’ingresso, la vidi trafficare intorno all’auto che aveva appena parcheggiato. Avevo le braccia occupate dalla biancheria che stavo portando ad asciugare e il mio fido cagnolone, accortosi della sua presenza, aveva preso a scodinzolare dopo essersi poggiato con le zampe anteriori al cancelletto che dava sulla strada.

Mi resi conto che erano passati circa due mesi senza incontrarla a tu per tu e che questa era finalmente l’occasione per salutarci di persona. Nelle settimane precedenti mi era capitato un paio di volte, quando mi trovavo in terrazza o nel giardino, di veder passare senza fermarsi una vettura del modello e del colore della sua, anzi, mi era proprio parso fosse lei, ma poi mi ero detto: «Ti sarai sbagliato». Immerso in quei pensieri, continuavo ad osservarla affaccendarsi dentro e fuori dalla macchina. Portiera anteriore destra, bagagliaio, portiera anteriore sinistra. «Ma che cosa sta cercando?» ‒ mi dissi ‒, «Fa le pulizie di primavera?» Comunque fosse, non trovavo ragioni per non attendere che finisse di fare qualunque cosa stesse facendo, giusto per prender nota di quanto a lungo sarebbe riuscita a strascicare quella ridicola manfrina.

 In piedi con la biancheria tra le braccia, scortato dal cagnone sbavante, guardavo nella sua direzione in attesa di incrociarne lo sguardo, salutarla e fare due chiacchiere. Lo sguardo, però, lei non lo alzava, tutta presa da ciò che fingeva di fare. Dopo un ulteriore, interminabile minuto pose fine alla sceneggiata e prese atto della mia determinazione a non pretendere di non averla vista. Chiuso l’ultimo portellone del veicolo, mi salutò chiamandomi per nome, pur senza alzare lo sguardo da terra. Io risposi, aggiungendo: «Incredibile visu! Finalmente ci si incontra!». Lei non commentò ma avvicinandosi al cancello disse, continuando a tenere gli occhi bassi:

 «Adesso mi salta addosso!»

«No, tranquilla, lo tengo io.»

«Grazie. Magari intanto suono il campanello. Come va?»

«Meravigliosamente.»

«Bene.»

Durante l’intero scambio di battute non mi aveva mai guardato in faccia, pur avendo io mantenuto i miei occhi tenacemente rivolti al suo viso. Aveva infine percorso i pochi passi che la separavano dal portone d’entrata e l’aveva chiuso dietro di sé.

Mi ritrovai a pensare che una donna adulta che si comporta con la maturità di una preadolescente strappa un sorriso solo a chi ne è innamorato.