Elephant Man

Scampoli

In quel luogo di cura e di dolore se ne stava in piedi, un po’ defilato, aspettando che lo chiamassero per la terapia. Capello lungo, barba e occhiali da sole pietosamente a mascherare il volto privo di lineamenti, totalmente deturpato da quelle bolle scure e ruvide. Un mostro, ho pensato. E poi: la prossima volta che ti lamenti delle tue magagne, ricordati di lui (come se il solo senso della sua esistenza fosse fare da monito ai piagnoni). E ancora: ma come fa? È sempre stato così? Com’è riuscito a sopportare il dolore, la disperazione, l’isolamento che tale condizione porta necessariamente con sé? Il malcelato sguardo di disgusto di chi gli sta intorno? E se invece ci fosse stato un “prima” in cui ha potuto sviluppare i suoi talenti, coltivare le sue amicizie, formarsi una famiglia che “dopo” gli è rimasta amorevolmente accanto, che gli dà e cui lui restituisce il senso del proprio stare-nel-mondo?

 Forse, invece, è un essere superiore, fiero della propria diversità, che prova compassione per me.