Repetita iuvant

Nel primo anno di università frequentai a Udine il corso di Glottologia del prof. Gusmani. In una delle sue lezioni, l’insigne studioso si soffermò sul tema della quantità vocalica: mentre in inglese la durata del suono di una vocale può cambiare il significato di alcune parole (“ship”, con il suono /i/ corto, significa ‘nave’; “sheep”, che prolunga il suono /i/, significa ‘pecora’), in italiano ciò non avviene.  Se, ad esempio, invece di ‘vino’ io pronunciassi ‘viino’, il prolungamento del suono vocalico non  modificherebbe il significato del termine.

 Fresco di apprendimento, la sera andai con il mio amico Massimo all’osteria Al Marinaio in Borgo Grazzano. Già quando Massimo si rivolse all’oste, non certo un simpaticone, per chiedergli in un friulano caricaturale: «Vêso formadi (=Avete formaggio)?», questi gli lanciò un’occhiataccia intimidatoria. Fu però quando io aggiunsi a ruota: «Vorremmo bere del viiino» che ci buttò fuori dal locale.

Deve essere stata la memoria di tale esperienza a indurmi a ripetere una performance simile, qualche decennio dopo, questa volta in una Kneipe di Berlino in cui mi ritrovai lo scorso autunno. Il giorno stesso avevo chiesto a mia figlia se, a suo parere, volendo chiedere a qualcuno l’equivalente di “Ma Lei non parla tedesco?” sarebbe stato più corretto dire: «Sprechen Sie nicht Deutsch?» oppure «Sprechen Sie Deutsch nicht?». Caterina mi aveva risposto che, a suo parere, la frase corretta sarebbe stata un’altra ancora, ma che, fra le due opzioni da me individuate, consigliava la prima.

Ebbene, quando la sera insieme ai miei figli e a due loro amici ci siamo recati a Mitte da Hackental, dove io avevo prenotato via email, e il titolare mi spiegava in inglese, presumendo correttamente che io non fossi tedesco e non volendo mettermi in difficoltà, come si fosse liberato un tavolo più comodo di quello che ci sarebbe toccato e che, se avessimo voluto, lo avremmo potuto occupare, beh, probabilmente anche a causa di un paio di aperitivi di troppo, non mi sono trattenuto e gli ho chiesto: «Sprechen Sie nicht Deutsch?», ricevendo come risposta un’occhiataccia non meno carica di irritazione e fastidio di quella che aveva a suo tempo meritato Massimo Al marinaio.

Fatto sta che non siamo stati buttati fuori, ma durante la serata la mia compagnia, che non aveva assistito al mio numero, non smetteva di commentare la scortesia del servizio e non riusciva a spiegarsi la poca affabilità del titolare. «Eh, questi tedeschi», credo di aver commentato …