Il romanzo Wonder, di R.J. Palacio, è stato un grandissimo successo, certificato anche dalla trasposizione del libro in un film con Owen Wilson e Julia Roberts.
Pubblicato negli Stati Uniti nel 2012, l’anno seguente era già stato tradotto e distribuito in Italia da Giunti.
Racconta la storia di August (Auggie), un ragazzino che ha una vita difficile, affetto dalla sindrome di Treacher-Collins, con una deformazione craniofacciale che allontana i bambini e fa scappare gli adulti.
Fino ai dieci anni ha studiato in casa ma, quando deve iniziare le medie, l’amorevole famiglia decide di fargli iniziare le scuole pubbliche.
Qui, come si può immaginare, iniziano i guai, ma si sviluppano anche relazioni e affetti. Raccontato da una pluralità di voci narranti, il romanzo si fa divorare e si arriva alla fine senza nemmeno accorgersene.
I buoni sono buoni e i cattivi, cattivi. Nessuna ambiguità né amoralità, come nei Mostri di Emerald Fennell. L’autrice ti spinge a identificarti col protagonista e non consente letture alternative.
Eppure, nonostante la prevedibilità e la melassa, è talmente ben scritto da meritarsi in pieno il successo ottenuto.

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