Norwegian Wood Blues

Ci sono libri i cui protagonisti sono diciannovenni e libri che sono stati scritti per lettori diciannovenni. “Norwegian Wood”, già “Tokyo Blues”, apparterrebbe a entrambe le categorie, se non lo trovassero godibilissimo anche i trentenni, i quarantenni e via dicendo.

La complessità dei sentimenti, i conflitti intergenerazionali e tra pari, l’esplorazione dell’identità di genere e della sfera sessuale, i drammi interiori causati dalla relazione con l’altro, le rose e le spine dell’amore e dell’amicizia sono tutti ingredienti dei romanzi pensati per la fascia 12-20 che, a partire dagli anni ’60 del Novecento, sono diventati il prodotto studiato dagli editori per coinvolgere nella lettura gli adolescenti: parliamo dei cosiddetti Young Adult (YA).

In Norwegian Wood di tali ingredienti non ne manca nemmeno uno. Ciò che lo affranca dall’essere relegato nella letteratura di genere è, oltre allo straordinario livello della scrittura e la grande abilità nel tratteggiare personaggi complessi, la prospettiva spazio-temporale della voce narrante.

Murakami utilizza infatti l’espediente di una voce narrante autobiografica che rievoca i fatti quasi 20 anni dopo che sono avvenuti. È il protagonista ormai trentasettenne, Watanabe Toru, a rievocare gli avvenimenti dei due anni della sua vita che lo hanno costretto a una maturazione tanto rapida quanto brutale.

La storia è ambientata nel biennio 1968/1969, sullo sfondo delle manifestazioni studentesche in un Giappone alle prese con l’impatto sconvolgente del miracolo economico e della cultura pop sui modi di vita tradizionali.

A Watanabe, gentile, riflessivo e abulico, si contrappone il carismatico, iperattivo e crudele Nagasawa; alla fragile Naoko, la spumeggiante Midori. Sono i personaggi femminili a dominare la scena, ma sempre dalla prospettiva di Watanabe, che fa del suo meglio per diventare un adulto consapevole, una persona matura, ma, fino alla fine, fatica a orientarsi nel mondo. La vita può risultare intollerabilmente dolorosa, tanto da spingere a compiere gesti estremi. A soffrire le pene dell’inferno è, in tali casi, chi resta, non si arrende e fa del suo meglio per tenere duro.

A 39 anni dalla sua pubblicazione, è ancora frequente trovare “Norwegian Wood” sugli scaffali di una libreria. Nessuna meraviglia: si tratta di un classico contemporaneo, di un romanzo di formazione esemplare, che mescola sapientemente realismo e sentimentalismo.

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