La filosofia dei Led Zeppelin

Edonismo vitalista e volontà di potenza

I saggi di Tiberio Snaidero

L’obiettivo del volume – uscito nella collana “Musica contemporanea” di Mimesis – è mettere a fuoco la filosofia della più grande rock band di tutti i tempi.

A tal fine è stato considerato un ampio insieme di fenomeni: le possibili letture che si possono dare su Led Zeppelin e la loro epopea; i testi delle loro canzoni; la struttura musicale dei brani; il suono prodotto nei dischi;  l’artwork delle copertine degli album;  le recensioni dei dischi e dei concerti; i video delle live performances; le dichiarazioni degli altri musicisti, dei critici musicali, dei fan, dei roadies e delle groupies.

Ci sono musiche delle canzoni di Led Zeppelin che colpiscono alla bocca dello stomaco e ti lasciano a terra, boccheggiante e desideroso del colpo di grazia. I riff della chitarra di Jimmy Page, vera e propria icona della rockstar bella e dannata, sanno scuotere la spina dorsale e accelerano, si bloccano e ripartono all’improvviso.

La sezione ritmica detta il tempo, lo cambia, lo arresta: il basso di John Paul Jones sempre incalza e raddoppia la potenza belluina dell’imprevedibile John “Bonzo” Bonham, il più talentuoso e creativo batterista della storia della musica rock. Il groove così sviluppato dall’intrecciarsi di chitarre, percussioni e voce non lascia scampo, e la sintonia dei quattro Zep anche sul palco ha qualcosa di telepatico, è il magico quinto elemento della band.

Liriche, suoni, orchestrazioni, allestimenti, stile, simboli divengono gli elementi di una retorica superomistica: si celebra la libertà dell’eterno reinventarsi negli spazi aperti da sempre nuove traiettorie.

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