“Dove sono tutti?”: un albo che gioca con le attese

Ci sono albi illustrati che, pur nella loro apparente semplicità, riescono a porre domande grandi e filosofiche. Dove sono tutti? (orig.: Where is Everybody?), di Remy Charlip, è uno di questi: un libro che, uscito per la prima volta nel 1957, invita a interrogarsi su ciò che non si vede ancora ma potrebbe arrivare da un momento all’altro.

Where is Everybody?

La storia segue un personaggio solo, in un luogo essenziale e quasi vuoto. Si guarda intorno e si chiede, in sostanza: “Dove sono tutti?”. Intorno a lui non sembra esserci niente e nessuno. Solo lui e lo spazio che lo circonda.

Il ritmo è lento e misurato: la storia procede per microcambiamenti tra una tavola e l’altra, creando un gioco di anticipazioni ma senza svelare mai del tutto come andrà a finire né quale sarà l’ultima sorpresa.

Lo stile grafico

Remy Charlip è stato un autore e illustratore capace di lavorare con il minimo indispensabile: poche linee, colori essenziali, moltissimo spazio bianco (nello stile dell’immagine qui sotto, creata però da Gemini).

In Dove sono tutti? questo stile grafico, pulito e leggerissimo, diventa parte della storia: il vuoto è spazio da riempire con il pensiero. Il ritmo narrativo è ipnotico e il tempo della storia assomiglia al tempo reale dell’attesa.

Dove sono tutti? è un albo che si lascia leggere in pochi minuti, ma resta addosso a lungo. È un libro da tenere a portata di mano per essere riletto in momenti diversi.

Un piccolo capolavoro.

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