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Sexy Stones

Il funk inquieto di “Fingerprint File”, ultimo brano di “It’s Only Rock’n’Roll”, sembra sfociare naturalmente nel groove asciutto e sensuale di “Hot Stuff”, apertura di “Black and Blue”. Basso, batteria, chitarre sincopate e voce iterativa costruiscono due irresistibili macchine ritmiche. Impossibile ascoltarle consecutivamente senza cominciare subito ad ancheggiare.
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L’idea bowieiana di Arte

Per David Bowie l’arte era rischio, trasformazione e gioco con l’ambiguità. Musica, teatro, pittura e immagine confluivano in un’estetica eclettica, capace di portare la sperimentazione nel mainstream. Rifuggendo la comfort zone, Bowie reinventava linguaggi e personaggi, privilegiando l’unicità dell’impulso creativo rispetto alle aspettative del pubblico e al gusto del momento.
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L’etica blues dei Led Zeppelin

Per i Led Zeppelin, prendere in prestito da altri artisti significava assorbire, trasformare e ricreare, in piena coerenza con la storia del blues. Da “Dazed and Confused” a “Stairway to Heaven”, Page e compagni rivendicarono come propri autentici «nuovi originali», riconoscibili per l’inconfondibile identità sonora, fra audacia creativa e controversie.
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La produzione del suono nei dischi di Tom Waits

Dai primi album registrati in presa diretta alle sperimentazioni di “Swordfishtrombones” e “Bone Machine”, Tom Waits ha fatto della produzione sonora un elemento decisivo della propria estetica. Strumenti inconsueti, rumori accidentali, ambienti imperfetti e tecniche eterodosse trasformano ogni canzone in un microcosmo narrativo, ruvido e insieme sorprendentemente armonioso e vivo.
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L’autenticità di Ziggy Stardust

David Bowie ha messo in discussione l’idea dell’autenticità artistica. Con Ziggy Stardust, l’autore diventa la propria maschera e dimostra che la finzione non rende meno vere le emozioni. È questa consapevole adesione all’artificio, culminata nell’apparizione a “Top of the Pops” del 1972, a farne uno dei primi artisti postmoderni.
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La New York di Tom Waits

La follia della Manhattan degli anni Ottanta si rivelò assai stimolante per Tom Waits. Le correnti intellettuali e artistiche della Grande Mela lo affascinavano: conobbe Jean-Michel Basquiat, John Lurie, Jim Jarmusch, Hal Willner e trovò l’ispirazione sia per l’album “Rain Dogs” sia per il musical Frank’s Wild Years”.
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Bowie e l’America

David Bowie ha avuto un rapporto complesso e ambivalente con l’America. Ne ha amato la musica, soprattutto quella R&B, i Velvet Underground, Little Richard e Iggy Pop. Al contempo ha sofferto di alcuni dei suoi tratti costitutivi, come la violenza, il razzismo e il materialismo bigotto. Confessò in una canzone: “I’m Afraid of Americans”.


